Politicamente incorregibili – “Pensieri di traverso”

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di Vincenzo Siino Prometto che questo articolo sarà breve e premetto che è molto “arrabbiato”. Eccolo. Se si adottasse la stessa severità nei confronti di chi calpesta impunemente i diritti umani (e senza volare alto porto ad esempio le aziende che controllano i propri dipendenti al punto da impedire loro di poter liberamente andare in bagno per svolgere alcune funzioni fisiologiche fondamentali), allora avrebbero un senso le sanzioni inflitte al calciatore Edison Cavani per avere scritto “negrito” su un social. E questo, perdipiù, in uno dei paesi più orgogliosamente coloniali della storia! Viene il dubbio che questi strumenti punitivi, in nome del “politicamente corretto”, più che rappresentare un modo per scoraggiare il razzismo, rappresentino delle armi di distrazione di massa. Si colpiscono pesantemente atti, il cui impatto, al postutto, è risibile rispetto ad altri invece gravidi di conseguenze, per evitare di affrontare seriamente il problema della schiavitù di intere popolazioni soggette alle leggi di un mercato che non dice “negrito” ma continua a trattare i negri, (ops! scusate) come esponenti di una razza inferiore meritevole di essere assoggettata da popoli e culture che hanno raggiunto un alto livello di civiltà. Anche perché è palese che le sanzioni previste per le tifoserie razziste o non vengono applicate seriamente o addirittura si finge di non vedere o sentire, perché a nessuno è permesso arrecare danni al plurimiliardario business del pallone. E, comunque, adesso ho capito come funziona! Se tengo tutta l’Africa in scacco con politiche neocoloniali non commetto un atto penalmente perseguibile, che non merita nemmeno un richiamo (che so, un calcio di punizione), ma se scrivo “negrito” mi becco tre giornate di squalifica e 110 mila euro di multa. C’ho messo un po’ ma alla fine mi si è accesa la lampadina! Grazie UK!

Direttore Responsabile Capace talvolta di sconfinare nella poetica, per la “morbidezza” della sua penna, se dovessimo attribuire a Francesco Siino una collocazione di tendenza potremmo definirlo un “giornalista maledetto”. Appassionato, generoso e coinvolgente, politicamente moderato, è stato, sin dagli albori della sua carriera un giornalista fai-da-te. Siciliano di nascita e bolognese di adozione, a soli diciassette anni collaborava già con due dei tre quotidiani della Palermo di allora: Telestar e L’Ora, curando inizialmente pagine sportive.