Un vaccino al limon – “Pensieri di traverso”

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di Vincenzo Siino

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Solo chi vive dentro la scuola può capire la rabbia che cova dentro un insegnante quando legge, a testate unificate, che è lodevole l’iniziativa del governo di porre come condizione indispensabile per riaprire in sicurezza, quella di vaccinare a tappeto anche i ragazzini, a partire dai dodici anni. Al netto delle prese di posizione di quotati esperti, ma anche a detta delle stesse case produttrici dei vaccini, che sottolineano i dubbi sulle possibili nefaste conseguenze dei vaccini soprattutto sui soggetti troppo giovani, mantenendo il discorso dentro l’alveo delle problematiche riguardanti la scuola, non si può non vedere come, optando per la scorciatoia dei vaccini per tutti, vengano elusi i decennali problemi che affliggono la scuola, primo fra tutti il proliferare, sempre più frequente negli anni, delle cosiddette classi-pollaio, cioè classi che raggiungono anche il numero di trenta alunni, ospitati in ambienti che ne dovrebbero contenere molti di meno.

Purtroppo la categoria degli insegnanti in questi anni non ha dato prova di quella unità necessaria per combattere le scelte, a volte scellerate, che hanno ridotto la scuola in condizioni tali da non riuscire a rispondere ai reali bisogni della società, limitandosi a urlare sterili slogan del tipo “nessuno rimanga indietro”.

Senza essere necessariamente pedagogisti, è lapalissiano che risulta essere assolutamente improbabile che un insegnante, anche se dotato di grande buona volontà, possa riuscire con le sue energie e le sue competenze a seguire fino al successo trenta alunni, bisognosi di interventi che, per essere efficaci, debbono tenere conto dei diversi ritmi di apprendimento di ciascuno.

È di questi giorni la notizia che il governo ha deciso di affrontare, anche se con colpevole ritardo, questo problema. Nonostante le perplessità sulla tempistica, resto fiducioso sulla possibilità che qualcosa accada in questa direzione, anche se non può che essere una soluzione atta solo a tamponare una situazione che, per la sua complessità, richiede una pianificazione che necessita di tempi lunghi, per le difficoltà organizzative che comporta. Tali difficoltà sono evidenziate nel Protocollo d’intesa, laddove si sottolinea come “Il Ministero, nelle more della riforma che definirà le nuove norme del dimensionamento, come previsto dal PNRR, si impegna a valutare le richieste di personale aggiuntivo delle istituzioni scolastiche, anche in riferimento all’organico di fatto, tenendo conto della presenza di condizioni strutturali e logistiche complesse.”

Se poi dal piano strettamente scolastico passiamo a quello più specificatamente organizzativo, non può passare inosservato il gran parlare che si è fatto, a partire dal precedente anno scolastico, della necessità di garantire un servizio pubblico per la mobilità che eviti l’assembramento su autobus e corriere.

Ora, a meno di un mese dall’inizio dell’anno scolastico, dopo l’ideona, che sa di beffa, di tenere aperte le finestre delle aule (Bianchi dixit), arriva, preparato dai soliti cantori che intonano i loro peana in lode del “governo dei migliori”, la decisione di vaccinare tutti gli alunni, creando delle corsie preferenziali per convincere anche i più riottosi a cedere al ricatto dell’immunità, di cui ormai non parlano più neanche gli addetti ai lavori. Ma, siccome al peggio non c’è mai fine, tocca anche sentire che la Regione Piemonte offre il gelatino ai ragazzini che decidono di vaccinarsi. Allora, non è più un’impressione, possiamo essere certi che più che puntare su un’informazione corretta, il governo centrale e i governi locali hanno deciso di trasformarsi, nel migliore dei casi in buona fede, in imbonitori a servizio delle case farmaceutiche, che ringraziano per non diffondere le informazioni, che esse stesse ormai hanno il pudore di non tenere nascoste, sui rischi concreti derivanti da un uso troppo disinvolto dei vaccini.