Il banchiere, l’ingegnere e l’infantilismo cognitivo

Vien quasi da ridere a pensare che un ministro decida di lasciare il governo perché convinto di avere centrato tutti gli obiettivi del suo mandato. Come dire che il ministro dell’economia decide di andarsene perché è stata approvata la legge finanziaria! È davvero inusuale e poco sensato pensare di inaugurare la prassi per cui un ministro viene nominato con degli obiettivi precisi e circoscritti, raggiunti i quali si dimette dall’incarico. Stiamo discorrendo, tra l’altro, di un ministro che ha in mano un dicastero che si trova ad affrontare  tanti problemi relativi ad una materia incandescente come l’ambiente e le energie rinnovabili, che non pare abbiano trovato una soluzione. A meno che non si voglia credere alle belle parole di Glasgow. Ma ormai l’infantilismo cognitivo è così diffuso che pare si possa dire tutto e il contrario di tutto senza pagare dazio, tanto trovi sempre dei giornalisti pronti ad applaudire e ad inginocchiarsi davanti al deus ex machina, quello che ti risolve tutti i problemi e che, come un suo ministro, dichiara unilateralmente di avere portato a compimento la sua missione e che, pertanto, chiunque può continuare il lavoro, mentre lui si va a fare carico di problemi più alti, come la responsabilità di condurre la nazione. E i giornali stranieri a fare finta di interessarsi del destino del banchiere, che qualcuno dice sia meglio che resti a guidare il governo e qualcun altro che possa essere un bene che venga eletto Presidente della Repubblica, in maniera tale che per almeno altri sette anni possa fare il cane da guardia di un sistema generatore di povertà per i molti e di ricchezza per i soliti noti. E tutti, indistintamente, a continuare a fare finta, a loro volta, che è solo grazie all’ex Presidente della BCE, che l’Italia è tornata ad avere un ruolo decisivo all’interno di una sconquassata Europa, preoccupata di difendere i confini polacchi, ma che continua ad infischiarsene di quelli italiani, nonostante il banchiere. E, per essere sicuri che l’Italia non faccia i capricci, e che segua i diktat neoliberisti del premier, ci pensa l’Economist, pronto ad eleggerci paese dell’anno, con buona pace di chi ha visto ridursi il potere d’acquisto, si appresta a pagare bollette salatissime, chiude le attività per le dissennate politiche fin qui attuate e muore quotidianamente sul lavoro. Con tutta questa grancassa è normale che i fedeli gridino in coro: che dio ce lo preservi! Anzi, che riesca a portarlo sempre più in alto, magari fino al Colle.

Non si erano mai visti tanti servitori cortesi, neanche nella tanto disprezzata Corea del Nord! Eppure oggi bisogna fare tanta fatica per trovare qualcuno che con la penna in mano, ma soprattutto con la schiena dritta, riesca a scrivere qualcosa di credibile, come ai tempi in cui qualcuno chiedeva a D’Alema di dire qualcosa di sinistra. Ed invece si intonano peana ed osanna a chiunque faccia parte di questo governo, col banchiere in testa a dirigere una stonata orchestra, che ha dato il meglio di sé con le ultime norme sul Covid19, una pattuglia male in arnese che, seguendo il comportamento del premier e del ministro Cingolani, farebbe bene a congedarsi dal paese e farci tornare a votare. Ma poi pensi: perché tornare a votare se poi ritrovi un Brunetta o un Di Maio qualunque a difendere gli interessi di una casta autoreferenziale che ha perduto il contatto con la realtà e che, in nome di un’emergenza senza fine, è da decenni che ripropone sempre la stessa insipida pietanza?