I grandi album: “SOTTO IL SEGNO DEI PESCI”

di Sergio Fanti

Ci sono album che risultano particolarmente evocativi di un periodo. “Sotto il segno dei pesci” uscì l’8 marzo 1978, e diventò la colonna sonora involontaria del rapimento Moro, avvenuto soli 8 giorni dopo. La canzone che dà il titolo all’album (e con cui l’album comincia) racconta di rivolte studentesche, con un pizzico di nostalgia per gli ideali della gioventù “ed il rock passava lento sulle nostre discussioni”. Il tempo è passato, ora ci sono scelte di vita concreta da prendere. La bellezza della canzone sta nell’intreccio tra sentimento collettivo e storie individuali: Giovanni era davvero un ingegnere senza lavoro, e Marisa un’insegnante costretta a trasferirsi per insegnare. Sullo sfondo, l’idea un po’ new-age e un po’ comunista di uguaglianza, amore, unità.

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Poi c’è “Francesco”, una chicca assoluta per gli amanti dei cantautori e del loro backstage. Venditti e De Gregori partirono insieme con “Theorius Campus” nel 1972, poi nacquero leggende sulla presunta rivalità fra i due. Probabilmente i due artisti ci marciarono un po’, e in questa canzone Venditti si fa trascinare da ventate di lirismo poetico e musicale: “come se il tempo fosse uno schiavo e noi due aquiloni strappati che non volano più” “noi, due bersagli lontani che non cadono più” per concludere epicamente con “possiamo ancora, suoniamo ancora l’ultima volta, senza rimpianti, senza paura, come due amici antichi e nient’altro di più”.

La gettonatissima “Bomba o non bomba” riconduce ancora a De Gregori, quando i due amici cantautori partirono con “un pianoforte una chitarra e molta fantasia” in un’avventura artistica minata dalle turbolenze terroristiche di quel periodo.

“Chen il cinese” racconta in modo molto soffice di un poveraccio, un piccolo spacciatore che finirà ucciso dall’eroina. Almeno, questa può essere un’interpretazione. I cantautori in quell’epoca scrivevano senza dare tante spiegazioni, anzi giocavano spesso sull’ambiguità.

“Sara” fu davvero un tormentone, per l’argomento e per l’orecchiabilità. L’adolescente Sara rimane incinta e decide di non abortire e di guardare con ottimismo al futuro. Il cantante si schiera evidentemente dalla parte della ragazza: “è stato solo amore se nel banco non c’entri più”. Il tema dell’aborto era particolarmente in voga e la relativa legge passò un paio di mesi dopo (il 22 maggio).

“Il telegiornale” è una canzoncina ironica e leggera sulla manipolazione delle notizie e sul rito collettivo di cenare davanti al telegiornale.

“Giulia” è un brano molto “vendittiano” già dall’introduzione affidata a pianoforte e chitarra, e dipinge il ritratto di una femminista sopraffatrice. Forse ci sono anche accenni ad un amore saffico. “Giulia ci sa fare, Giulia è intelligente, Giulia è qualcosa di più, è Giulia che ti tocca, è Giulia che ti porta via da me”.

“L’uomo falco” è il ritratto di un uomo di potere. Canzone brillante, nella quale molti hanno visto Giulio Andreotti. “Per natura nega sempre ed è muto come un pesce” “e se qualcuno lo cerca lui vola più in alto che può” “San Pietro ha aperto proprio l’ultima porta per lui”.

Fu un album dal successo strepitoso. Certamente Venditti colse l’animo popolare in tutto il lavoro. La copertina di Mario Convertino, coi due pesci colorati su sfondo bianco, è nella memoria di tanti di noi.

In quel medesimo 1978 De Gregori “rispose” con l’album che conteneva “Generale”. I “non impegnati” Baglioni e Cocciante uscirono con “E tu come stai?” e con l’album di “A mano a mano”. La creatività a quei tempi poteva esprimersi, non era ancora inglobata dalle logiche di profitto delle multi-nazionali, e i prodotti erano di questo livello. Su un versante più teatrale, in quello stesso anno Giorgio Gaber uscì con “Polli d’allevamento”.