Il referendum del 2 Giugno

referendum scheda

di Sergio Fanti

E’ interessante approfondire come si svolse il referendum del 2 giugno 1946, giorno in cui è nata la nostra Repubblica Italiana. L’esito della consultazione non fu per nulla plebiscitario, anzi vi furono molte proteste e reclami per brogli veri o presunti.

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foto tratta da ilpensieromediterraneo.it

Socialisti e comunisti infatti temevano l’esito del voto, e avrebbero preferito affidarne  le sorti a un’Assemblea Costituente e non a una consultazione popolare. Si temeva infatti che le donne del Sud, che finalmente erano ammesse al voto, votassero in massa per la monarchia. Questo storico referendum sancì con evidenza che l’Italia era divisa in due. In tutte le province a nord di Roma (tranne a Padova e a Cuneo) vinse la Repubblica. In tutte le province del Centro e del Sud (tranne Latina e Trapani) vinse la Monarchia. A fare la differenza furono le entità delle singole vittorie locali. Mentre le vittorie della Monarchia furono spesso risicate, risultarono  invece schiaccianti le vittorie a favore della Repubblica.

Non tutti gli Italiani furono ammessi alle votazioni. Furono infatti esclusi i militari italiani catturati in guerra e rimasti nel luogo di prigionia, non poterono votare i bolzanini (la provincia di Bolzano si trovava sotto occupazione tedesca dal 1943) e nemmeno i triestini (sottoposti ad amministrazione internazionale).

Considerando i risultati delle elezioni del 1919 e del 1921, alla vigilia della marcia su Roma solo il 30% dei deputati era favorevole alla Repubblica. Le cose cambiarono fortemente durante il fascismo, durante il quale Vittorio Emanuele III perse molta popolarità. Gli venivano imputati soprattutto il non aver dimissionato Mussolini dopo l’omicidio Matteotti, l’aver firmato le leggi razziali, e l’essere fuggito da Roma dopo l’8 settembre. Per questo, un mese prima del referendum, il 9 maggio, i circoli monarchici convinsero il re ad abdicare in favore del figlio Umberto II. Si sperava che la successione a pieno titolo del principe ereditario potesse attrarre maggiori consensi. Ma era già tardi. Gli Italiani si erano già convinti che la Repubblica fosse un sistema di governo migliore, più moderno e democratico della monarchia. Si riteneva – soprattutto – che la Repubblica potesse garantire meglio la sovranità popolare. I membri del Senato non sarebbero stati più nominati direttamente dal Re, ma scelti direttamente dai cittadini.

Alla fine, lo scarto fu di due milioni di voti. Dopo il voto fu il caos. I primi risultati arrivarono solo la mattina del 4 Giugno, e davano la monarchia in vantaggio. Ma il giorno dopo la situazione si ribaltò. Ci furono contestazioni soprattutto sul principio di maggioranza dei voti validi: chi contestava sosteneva che la maggioranza la si doveva calcolare su tutti i voti espressi, contando in essi anche le schede bianche e nulle.

Il 10 Giugno la Corte di Cassazione pubblicò i risultati.  L’11 Giugno ci furono tafferugli a Napoli, che videro la morte di nove attivisti monarchici. Si tratta della “strage di via Medina”. I risultati furono ufficializzati il 18 Giugno. Era nata ufficialmente la Repubblica Italiana, e inizialmente venne proclamato come giorno di festa l’11 Giugno. Ma poi si corresse la data nel 2 Giugno, data del referendum, ed è la festa rimasta fino ai giorni nostri.

Insomma non fu una vittoria facile, e testimoniò che l’Unità d’Italia era ancora un’illusione teorica che non rispecchiava  gli animi del popolo. E probabilmente lo è tuttora.

“raccontare la musica” Cantautore e compositore bolognese, è un profondo conoscitore della musica cantautorale italiana. Ha recentemente messo in scena alcuni lavori teatrali riguardanti i cantautori genovesi degli anni ’60.