Le interviste di Marta Lock: Algida Temil, l’Astrattismo per narrare la morbidezza della vita

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Algida Termil

Autodidatta, solare e eppure essenzialmente riservata ma poi in grado di liberare e manifestare le sensazioni più intime e profonde all’interno delle sue opere, Algida Temil è un’artista in grado di svelare con chiarezza il suo approccio nei confronti dell’esistenza contemporanea, così come il suo sguardo morbido sulle sfaccettature che appartengono al complicato vivere attuale. Il suo Astrattismo sceglie le forme sinuose, arrotondate, come se volesse descrivere quanto sia necessario assumere un atteggiamento empatico, elastico, malleabile nei confronti dell’altro e del mondo che circonda l’individuo perché è solo in virtù dell’incontro, dell’apertura e del raffronto che si amplia il proprio punto di vista e si prosegue verso l’evoluzione. Non dimentica mai la sottile figurazione Algida Temil, si sposta verso forme senza volto e fortemente stilizzate tipiche di una parte di Pop Art, come quella di Mark Kostabi, o della Metafisica di De Chirico, anche se l’intento è differente perché nel tocco pittorico della protagonista di questa intervista non c’è il disorientamento esistenziale e l’alone di mistero tipico del maestro metafisico né il divertimento Pop di Kostabi, emerge in lei solo la tendenza a dare rilievo assoluto al mondo interiore, quell’universo spesso incomprensibile anche al soggetto che lo nasconde dentro di sé, che non ha bisogno di una fattezza esteriore, estetica, per essere e manifestarsi tutt’altro, semmai l’amplificazione che viene dalla mancanza di immagini si trasforma in mezzo per narrarne le sfumature. Le tonalità scelte dall’artista sono infatti tenui, lievi, spesso terrose o cipriate e anche quando si avvicina a una gamma cromatica più vivace, come quella dei gialli e degli azzurri, ne descrive sempre le accezioni più morbide, più accoglienti, se così si possono definire, quelle che non gridano, non investono l’osservatore bensì lo attraggono verso l’opera, come se dalle curve e dalla tenerezza di un mondo delicato si sentisse avvolto. I colori che la Temil abitualmente usa sono molto vicini a quelli dell’Astrattismo Geometrico di Mario Radice, anche se questo forse è l’unico punto di congiunzione con il maestro della Scuola di Como, perché l’approccio è completamente differente, assolutamente emotivo e istintivo quello della prima, decisamente più mentale e rigoroso quello del secondo; entrambi però con il denominatore comune di osservare la realtà con sguardo possibilista, aperto, e orientato a prendere in considerazione più la gradualità che non la netta definizione, più ciò che si nasconde dietro le parole piuttosto che ciò che viene detto apertamente. Dunque il mondo di Algida Temil è fatto di meditazione, di riflessione silenziosa sui vari aspetti dell’esistenza, delle circostanze che si susseguono, degli eventi che fanno parte della vita di ciascuno e che spesso, in virtù del loro verificarsi, la cambiano permettendo all’individuo di comprendere l’importanza dell’elasticità, della duttilità necessaria ad adeguarsi al cambiamento, alla fluidità del divenire. Tanto quanto importante è l’interrelazione, quel confrontarsi a due che arricchisce la vita e la completa e che è alla base di mote opere della Temil, come nelle tele Passione,

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Passione e Complicità

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Complicità e Meditazione

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Meditazione

Ora però vorrei lasciare spazio all’artista per permetterle di raccontarsi e raccontare il suo percorso creativo.

A quando risale il suo incontro con l’arte? È stato un impulso irrefrenabile e istintivo oppure ha avuto bisogno di tempo per manifestarsi ed essere accolto?

Credo che la passione per l’arte e in particolare per la pittura, sia qualcosa di innato in me. Ricordo che ero molto piccola e spesso mi isolavo per poter disegnare e alle elementari mi sono distinta vincendo un concorso di pittura. Crescendo però la vita ha preso una svolta diversa e senza rimpianti ho chiuso il mio sogno in uno scrigno, messo da parte a causa della contingenza. Quando però la passione fa parte del tuo essere ed è forte, ti chiama, e io appena è stato possibile ho riaperto quello scrigno e ho ripreso il mio sogno da dove l’avevo lasciato. È stato determinante in quella fase l’incontro con la presidente della galleria Cat Gallery di Udine, Adriana Bottiglioni, che ringrazio di cuore per aver creduto nella mia arte e per avermi sempre spronato ad andare avanti. Con lei ho partecipato a varie mostre nelle città più importanti d’Italia e anche all’estero.

Lei è autodidatta, ci racconta cosa l’ha avvicinata e portata a scegliere il suo particolare stile pittorico?

Dopo aver sperimentato varie tecniche e stili, dal figurativo al geometrico al materico, mi sono resa conto che non mi appartenevano, mi sentivo distante da quelle forme espressive anche se riconosco che mi sono state utili per crescere dal punto di vista artistico, per completare la mia formazione. Nel momento in cui ho sentito l’inclinazione a dar vita al mio stile del tutto personale mi sono lasciata andare all’istinto, come guidata dallo stesso avvolgente quanto irrefrenabile impulso del momento in cui ho ripreso in mano la pittura, in cui ho riaperto lo scrigno e liberato il sogno dimenticato.

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Sospiri

Ci sono artisti del passato più o meno recente che l’hanno ispirata?

Sono stata sempre molto affascinata dai grandi artisti e maestri del passato: Leonardo, Michelangelo, Raffaello, solo per citarne alcuni, e contemplando le loro opere rimango estasiata dalla bellezza e dalla perfezione che questi grandi maestri sono riusciti a imprimere nelle loro tele.

Ammiro anche moltissimi artisti del Novecento, in particolare Kandinsky padre dell’Astrattismo Lirico e il più recente nonché mio conterraneo Afro Basaldella. Credo fortemente che sia necessario attingere alla sapienza e al talento di tutti questi grandi maestri, ispirarsi a loro sia dal punto di vista di ciò che sono riusciti a realizzare e all’immortalità che sono stati capaci di dare alle loro opere ma poi, è necessario elaborare un proprio personale stile, ascoltare l’individuale inclinazione ed essere se stessi.

Cosa significa per lei dipingere? Cos’è per lei il gesto pittorico?

Dipingere per me significa evadere, isolarmi dal mondo, rimanere sola con il mio io interiore e, nel silenzio più assoluto, dargli voce imprimendo sulla tela quelle emozioni intime che attraverso l’ascolto emergono e guidano il mio intento creativo. Il gesto pittorico per me è il mezzo che permette alle emozioni di rivelarsi passando dall’anima alla tela, è importante come lo sono le note per un musicista, i versi per un poeta, le parole per uno scrittore… senza questa naturale e innata necessità espressiva a mio avviso non potrebbe esistere l’arte.

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Meditando

Nel corso degli ultimi anni ha partecipato a molte mostre collettive e organizzato diverse personali riscuotendo grande successo di pubblico e di critica, quali sono i suoi prossimi progetti?

Nel prossimo futuro sono onorata di essere presente con l’opera Passione nella Divina Commedia in chiave moderna che il prof. Giorgio Gregorio Grasso pubblicherà. Si tratta di un libro dove ogni opera rappresenta un cantico del capolavoro di Dante Alighieri. Il progetto prevede anche l’esposizione delle opere selezionate e inserite nel volume in tre mostre che avranno luogo in città importanti quali Firenze, Ravenna e Venezia. Inoltre sono stata appena invitata dal dottor Giampaolo Coronas a partecipare al catalogo C.A.I. che prevede due importanti collettive a Napoli e Caserta nei mesi di settembre e ottobre. Resto comunque sempre aperta alle opzioni e alle possibilità di aderire ad altri progetti per promuovere e far conoscere la mia arte.

ALGIDA TEMIL-CONTATTI

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