Servitù volontaria e utili idioti

La paura fa novanta! In vista delle politiche del 2023 stiamo assistendo alle grandi manovre che sempre si mettono in moto in questi casi. Anziché ragionare su un’agenda delle cose da fare per il paese, cercando di ridare fiato ai ceti medi e a quelli meno abbienti, vittime predestinate delle politiche di destra del banchiere amico della grande finanza internazionale M. Draghi, creando un polo di sinistra non ammaliato dalle sirene neoliberiste, la più grossa preoccupazione pare sia quella di evitare che la premiata ditta Meloni-Salvini vada al potere. Per scongiurare questa malaugurata ipotesi si reputa, pertanto, normale creare una compagine amorfa che va dal PD a Forza Italia, al grido di “si salvi chi può”. Si cade così fatalmente in un circolo vizioso in cui, anziché rimarcare le differenze si tende ad annacquare tutto in una poltiglia indigesta il cui unico scopo è quello di non perdere la poltrona cui troppo facilmente i politici si  affezionano. Ora, a un italiano può non piacere che Salvini e Meloni vadano insieme al governo, ma se pur di evitare questo si propongono soluzioni  come quella sopra riportata è normale che  Giorgia Meloni allarghi il suo consenso, pescando in un elettorato disorientato che trova nella sua coerenza  un buon motivo per scegliere il suo partito, coerenza che le ha consentito di diventare la seconda forza politica, o addirittura prima, del paese, a voler dare per buoni i sondaggi. Ma la lezione non pare sia servita e si continua a urlare che si vince al Centro, anche se questo Centro non ha un’anima ed è tenuto in vita per bassi interessi di bottega. 

Ma c’è qualcosa di peggio in questo già desolante panorama ed è che la partita della politica si gioca tutta nella metà campo del neoliberismo di cui alcuni interpretano la parte dei buoni e altri quella dei cattivi, con l’aggravante che  è impossibile capire chi sono i buoni e chi i cattivi.

Convinti che la destra avrebbe fatto il pieno, si sono succeduti, per evitare questa ipotesi, ben due governi che anziché dare risposte al popolo italiano sono nati per rispondere ai desiderata dei partiti. E Matteo Salvini, sta pagando un non indifferente prezzo per la sua scelta di entrare a far parte del governo Draghi: una perdita di consensi a favore di chi sta più a destra di lui.

Il diabolico piano si è potuto realizzare anche grazie alla pandemia e alla sua narrazione, che ha fornito l’alibi per non andare alle urne, cosa che avrebbe provocato, si disse, una maggiore diffusione del virus, mentre altri paesi tenevano le loro elezioni senza preoccuparsi delle  conseguenze, che infatti non ci sono  state.

Scelte di questo tipo sono state facilitate dal fatto che la quasi totalità delle testate giornalistiche e delle televisioni si sono allineate a questo piano, auspicando che si realizzasse ciò che era nell’aria da un po’ di tempo,  e cioè l’entrata in scena, in pompa magna, di colui il quale era, ormai, diventato il convitato di pietra di tutte le crisi: Mario Draghi, l’ennesimo Unto del Signore, di cui, a quanto pare, l’Italia non può ciclicamente fare a meno. 

Ma parlare di crisi della democrazia non si può e non si deve. Sarebbe bene ricordare agli infedeli, ci ammoniscono i campioni della democrazia, che esistono dittature dove veramente non si può esprimere la propria opinione. Ma applicando questo criterio stiamo traghettando, in maniera indolore, verso una limitazione delle libertà che ha tanto il sapore della servitù volontaria, già oggetto di studio nel XVI secolo da parte di Étienne de La Boétie (1), e  che ci spinge ad amare le nostre catene, con il supporto, sempre gradito, degli utili idioti.

1.

Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, a cura di Luigi Geninazzi, Milano, Jaca Book, 1979.