Debutto di Antonio e Cleopatra, regia di Valter Malosti, 10-14 gennaio Modena

 

Antonio e Cleopatra di William Shakespeare è un’opera raramente rappresentata in Italia, ma è tra le
vette poetiche del corpus drammatico dell’autore, un’occasione per il pubblico e gli appassionati di
confrontarsi con un capolavoro sconosciuto ai più, anche grazie alla nuova traduzione italiana in versi di
Nadia Fusini e Valter Malosti. È questo il testo che Malosti, il direttore di ERT / Teatro Nazionale, sceglie
per la sua nuova regia, in prima assoluta al Teatro Storchi di Modena dal 10 al 14 gennaio, e subito
dopo a Bologna al Teatro Arena del Sole dal 17 al 21 gennaio. La tournée proseguirà nelle principali città
italiane fino a giugno, chiudendosi al Piccolo Teatro di Milano.
Lo spettacolo è una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale con Fondazione Teatro
di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, LAC
Lugano Arte e Cultura.
In occasione della replica di sabato 13 gennaio alle ore 16.30 al Teatro Storchi è in programma un
incontro con Valter Malosti, Anna Della Rosa e Nadia Fusini, moderato dal docente e coordinatore del
corso di Laurea in Discipline della musica e del teatro dell’Università di Bologna Enrico Pitozzi, nell’ambito
del ciclo Conversando di Teatro.
Nei panni dei due protagonisti, lo stesso Malosti e Anna Della Rosa, già finalista ai Premi Ubu 2021 come
miglior attrice per la sua interpretazione della regina d’Egitto in Cleopatràs, il primo dei Tre lai di Giovanni
Testori, con la regia di Valter Malosti. Con loro, un ampio cast che vede insieme attrici e attori affermati e
giovani talenti (Danilo Nigrelli, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso,
Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic).

Per la messa in scena il regista collabora con alcuni fra i migliori professionisti del teatro italiano, tra cui i
premiati agli Ubu 2023 Margherita Palli (scenografa), Cesare Accetta (direttore della fotografia e light
designer) e GUP Alcaro, sound designer che affianca i lavori di Malosti da due decenni, vincitore per il
progetto sonoro di Lazarus. I costumi sono di Carlo Poggioli, candidato ai Nastri d’Argento, ai David di
Donatello e ai BAFTA; e la cura del movimento è del regista e coreografo Marco Angelilli.

Antonio e Cleopatra
Valter Malosti si confronta con Antonio e Cleopatra dopo un lungo e appassionato percorso
shakespeariano. Tra gli spettacoli: Shakespeare/Venere e Adone (Premio ANCT 2009), Lo stupro di
Lucrezia (Premio Ubu 2013 a Alice Spisa), Amleto, Shakespeare/Sonetti, Macbeth. Nel 2022 Einaudi
pubblica nella collana di Poesia la sua traduzione de I Poemetti.
«I due straripanti protagonisti – spiega Valter Malosti – eccedono ogni misura per affermare la loro infinita
libertà. Politicamente scorretti e pericolosamente vitali, al ritmo misterioso e furente di un baccanale
egiziano vanno oltre la ragione e ai giochi della politica. Inimitabili e impareggiabili, neanche la morte li può
contenere.
Di Antonio e Cleopatra – prosegue il regista – la mia generazione ha impresso nella memoria soprattutto
l’immagine, ai confini con il kitsch, e vista attraverso la lente d’ingrandimento del grande cinema (grande
davvero vista la regia di Joseph L. Mankievicz) di Hollywood, della coppia Richard Burton / Liz Taylor. Ma
su quest’opera disincantata e misteriosa, che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, su questo
meraviglioso poema filosofico e mistico (e alchemico) che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso,
scritto in versi che sono tra i più alti ed evocativi di tutta l’opera shakespeariana, aleggia, per più di uno
studioso, a dimostrarne la profonda complessità, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno: un
teatro della mente».
La storia d’amore tra Antonio e Cleopatra permette a Shakespeare di raccontare l’incontro e il conflitto tra
Oriente e Occidente, un conflitto politico ma anche scientifico.
Nel 1580 infatti Giordano Bruno si trovava in Inghilterra, qui recuperò le scienze astronomiche degli antichi
egizi e diffuse nella cultura occidentale le sue teorie rivoluzionarie che gli sarebbero poi costate la vita.
Per Antonio conoscere Cleopatra – un “Serpente del vecchio Nilo” che siede in trono rivestita del manto di
Iside – è ciò che dà un senso al viaggio della vita, nell’incontro con Cleopatra Antonio nasce pienamente a
sé stesso. Quanto a Cleopatra, scrive Nadia Fusini, «oltre che Didone e Iside, è una zingara, è la grande
prostituta d’Oriente, un’anticipazione di Isolde, la donna “strana” e straniera dei Proverbi, la “lussuriosa” di
Dante, la “fedele” in amore di Chaucer, la puttana di Cesare, e ora l’amante di Antonio. Ma soprattutto, ora,
in questo dramma, è la sacerdotessa di un’azione drammatica da cui sgorga ancora e di nuovo l’antica
domanda, che già ossessionava Zeus e Era: in amore chi gode di piú? l’uomo o la donna? […] e chi ama di
piú, gode forse di meno? E tra gli amanti, chi riceve di piú? […] Sono domande che nella logica
dell’economia erotica con cui Shakespeare gioca esplodono con fragore dissolvendo pretese
macchinazioni puritane volte a legiferare in senso repressivo sulla materia incandescente dell’eros».
Antony and Cleopatra, come ci suggerisce il docente, traduttore e poeta Gilberto Sacerdoti, è un prisma
ottico: «Se viene osservato solo di fronte un prisma ottico mostra una sola immagine, e se non si fa un
passo a sinistra e uno a destra, le altre due restano invisibili – il che, in caso di “verità” e “segreti della
natura” che “dovrebbero tacere”, può venir buono per farli tacere e parlare al tempo stesso.” Visto di fronte
è dunque la storia di amore e di politica narrata da Plutarco. Visto di sbieco ci spinge a decifrare “l’infinito
libro di segreti della natura”.
Per trovare un corrispettivo dell’infinito amore di Antonio “bisogna per forza scoprire un nuovo cielo e una
nuova terra”, e a chi è disposto a lavarsi il cervello col forte vino d’Egitto, Dioniso rivela “un mondo che gira” proprio come quello che l’umanità si stava preparando a scoprire».