Il corpo malato della democrazia

Fa un po’ impressione questo volersi chiamare fuori delle classi dirigenti europee e, in generale, occidentali, dalla deriva antidemocratica che ormai da alcuni anni sta facendo sempre più proseliti nel nostro continente ed in quello nordamericano. A leggere gli articoli di esperti, giornalisti e politici sembrerebbe che tutto ad un tratto alcune cellule tumorali abbiano colpito un corpo sano e che sia in corso una manipolazione delle masse da parte di forze non meglio identificate che usano canali illegali o di social intenti a diffondere fake news. Se le forze sedicenti democratiche, che dicono di voler combattere questa deriva, arrivano a dare la colpa a TikTok che indurrebbe i cittadini a cadere nella trappola tesa dalle forze della reazione antidemocratica, allora possiamo essere sicuri che la partita che si sta giocando è truccata. Credo che sia essenzialmente la mancanza di onestà intellettuale a produrre questo tipo di lettura della realtà storica che stiamo attraversando. Non si spiegherebbe altrimenti come si possa rifiutare di chiamare in causa, per spiegare questa deriva, decenni di malessere sociale durante i quali sono rimaste inascoltate sacrosante istanze di equità sociale, puntualmente disattese da una politica tutta intenta a calcolare Pil, spread e pareggi del bilancio, a tutto vantaggio di quella esigua parte della società che gode di un immeritato benessere, perché conseguito a danno di lavoratori e lavoratrici vittime di scelte concepite per favorire l’arricchimento di chi già detiene una parte cospicua della ricchezza mondiale.

A leggere l’ultimo rapporto Oxfam

otto persone possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone. Sette persone su dieci vivono in Paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni. Le multinazionali, la finanza speculativa, con la complicità delle istituzioni economiche internazionali continuano a produrre la crescita delle disuguaglianze, facendo ricorso al dumping sociale, all’evasione fiscale, e traendo il massimo dei profitti dal livellamento verso il basso dei salari e dal taglio dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, smantellando i sistemi di protezione sociali soprattutto laddove, come nel caso dell’Europa, erano più avanzati.

Sembra più facile credere a Babbo Natale che credere che questo desolante quadro si sia formato all’insaputa della politica e, soprattutto, da un giorno all’altro. Non avere compreso come la disperazione sia un ottimo strumento in mano a chi, utilizzando tutte le leve del potere che ha a disposizione, soprattutto quello economico e mediatico, ha la possibilità di determinare le scelte politiche, ha condotto tanti cittadini a cadere tra le braccia delle destre populiste pronte ad intercettare quel malessere che altre forze politiche non hanno saputo o, peggio, voluto intercettare perché convinte, a torto, che la democrazia fosse un valore definitivamente introiettato da tutti i cittadini. La differenza tra queste destre estreme e l’establishment neoliberista che governa il mondo secondo le regole della finanza è dovuta alla consapevolezza delle prime che nel mondo occidentale è in atto una guerra che, come ha affermato il miliardario Warren Buffett, è una guerra di classe a tutti gli effetti. Solo che la soluzione proposta dalle destre non è altro che una delle tante varianti cui il capitalismo ci ha abituati. Non va dimenticato, infatti, che fascismo e nazismo ebbero come principale bersaglio delle loro politiche le organizzazioni dei lavoratori e qualunque richiamo alla lotta di classe in nome del valore supremo della Patria cui era doveroso sacrificare gli interessi particolari.

L’aristocrazia intellettuale neoliberista e, ahinoi!, anche di sinistra, che nel frattempo abbracciava, per molti inaspettatamente, le logiche neoliberiste, ha vissuto per decenni nella convinzione che non fosse necessario impegnarsi giorno dopo giorno nella difesa dei principi democratici, mentre cresceva il malcontento delle masse sempre meno disposte a subire le conseguenze delle politiche austeritarie che le colpivano. L’avere poi convinto le masse che la soluzione dei problemi si trovasse nell’appoggio alle loro politiche è stato il grande capolavoro politico delle destre estreme che puntando sui temi dell’immigrazione e della lotta tra civiltà ha distolto l’attenzione dai problemi creati dalla concentrazione della ricchezza in poche mani. Che l’operaio tedesco, raggiunto inaspettatamente dalla crisi, applauda Musk o l’immobiliarista che siede alla Casa Bianca, che hanno fatto dello sfruttamento dei lavoratori la fonte della loro ricchezza, la dice lunga su come, per

l’ennesima volta, il capitalismo, oggi in salsa iperliberista, sia riuscito camaleonticamente ad adattarsi alle contingenze storiche, trovando sponda nell’estrema destra che si erge a difesa dei ceti popolari e si propone come unica valida alternativa alla socialdemocrazia, scomparsa dall’orizzonte della politica europea, invisa ai potentati economico-finanziari, come dimostrano le scelte compiute dal soldatino dei Rothschild alle ultime elezioni francesi che, in un sol colpo, ha mandato all’aria quel che restava della democrazia rappresentativa. Al postutto, meglio una Le Pen che un Mélenchon!

Far credere che la colpa della crisi della democrazia sia Donald Trump o, se vi piace, Milei o Musk, significa scambiare la causa con l’effetto. Infatti, è vero proprio il contrario: è la rinuncia della politica a porsi come argine e strumento di controllo degli istinti animaleschi del capitalismo a far salire le azioni di coloro che ne approfittano per sferrare l’attacco finale.