Il prestito di libri a Ca’de’Fabbri

-Scusi, dove va?

-Sono un amico di Carlo Maria Badini – fu la pronta risposta del giovane ragazzo, Giorgio Galli, bloccato da una solerte signora sulla soglia della porta che dava sull’importante scalinata del palazzo patrizio.

La signora, impettita nel suo ruolo di Caronte che regolava l’accesso ai meandri della cultura bolognese e in particolare alla sede del Consorzio di Pubblica Lettura già attivo da un quindicennio, rimase perplessa nel guardare quel giovane ragazzo che indossava jeans sdruciti, ma portati con disinvoltura, abbinati a una candida camicia e calzando scarpe di cuoio nero, un tempo maggiormente usate in luogo delle massificate scarpe a tennis blu con punte bianche.

Incuriosito dalla voce afona e dall’inflessione padana, ma non emiliana, si affacciò reggendo la maniglia della porta aperta un signore, distinto e indiscutibilmente autorevole già dall’aspetto.  –  Sono io Badini. Entri, si accomodi.

La conversazione si esaurì in breve tempo perché preso dai tanti progetti che lo vedevano attivo a Bologna oltre che nel ruolo di presidente della rete di biblioteche, anche come Sovrintendente del Teatro Comunale, impegno che per anni ebbe funzione propedeutica per poi passare alla direzione della Scala di Milano. 

-Parlo io con il sindaco – fu la promessa con la quale congedò il giovane che sfrontatamente si attribuì il ruolo di amico, non certo per gusto della millanteria, né per il vezzo tutto italiano che comporta l’attribuzione di legami parentali o amicali, ma solo per superare le barriere poste da una stupida burocrazia.

Nel giro di pochi giorni in quel lontano 1974, arrivarono a Ca’ de’ Fabbri, scaffali adeguati e libri in quantità tali da consentire l’apertura di una Sala di Lettura. Fu una grande soddisfazione e l’esaudire del desiderio dei ragazzi del Gruppo Giovanile. Finalmente avevano ottenuto un luogo adeguato per i loro incontri e tante opere letterarie da prestare ai concittadini.

L’intervento del comune consentì la predisposizione di locali dignitosi, in sostituzione di quelli fino al momento provvisoriamente occupati dai ragazzi del Gruppo Giovanile nella vecchia Casa del Popolo, grazie alla disponibilità dei soci.

L’entusiasmo di quegli anni, frutto del clima nato nelle contestazioni giovanili, aveva portato   alcuni studenti a organizzare momenti di aggregazione per i più svantaggiati e anche una sorta di doposcuola gratuito e aperto, rivolto ai ragazzini e retto da volenterosi provetti insegnanti.

Da cosa nasce cosa, recita il proverbio, e ben presto si allargò il gruppo dei frequentatori e si moltiplicarono le iniziative. Divenne attiva e funzionale in breve una sorta di scuola durante il pomeriggio che gli stessi genitori avevano modo di monitorare con i continui colloqui intrattenuti con il “capo” riconosciuto, traendo soddisfazione dai miglioramenti della resa dei figli che forse da sola la scuola ufficiale non riusciva a garantire per varie ragioni. Tra queste certo la passione, virtù che non difettava fra i ragazzi del Gruppo Giovanile.

Elemento, la passione, che ben risaltava nella comunità tanto da incuriosire almeno uno di quello che si poteva già allora qualificare come Operatore Culturale: Stelio Mandrioli, già proprietario dell’omonimo cinema. L’altro operatore, Pompeo Gandolfi, burattinaio, drammaturgo e a affabulatore già si allontanava dalla scena per il sopraggiungere dell’età.

Stelio, forse indotto dall’abbigliamento americano di tutti i ragazzi che indossavano esclusivamente jeans, propose di dedicare loro settimanalmente una serata, pomposamente denominata Giovedè Culturel, proponendo film americani.

La partenza della rassegna vide tanti ragazzi presenti da rendere necessario l’occupazione degli scalini che scomparirono, occultati fra tra gambe e nuvole di fumo, con sottofondo il crack-crack provocato nel frammentare i brustolini. Furono proiettati La valle dell’Eden, Gioventù bruciata e Il gigante, film girato nello stesso anno della scomparsa, il 1955, del mitico protagonista James Byron Dean.

L’attività di prestito dei libri spopolò e consentì di allargare non solo il numero dei fruitori, ma anche quello delle iniziative spesso rivolte all’ approfondimento di temi allora in voga. Uno su tutti fu quello del previsto referendum che rese definitivo l’istituto del divorzio.

Grazie anche al personale del Consorzio Socio Sanitario, struttura propedeutica all’organizzazione poi sancita dalla legge di riforma sanitaria, trovarono attenzione, e spesso conforto, i tanti che a Ca’ de’ Fabbri denotavano un tipo di sofferenza poi ben contrastata da un’altra riforma passata alla storia con l’identificazione nel suo propugnatore: Franco Basaglia.

Ogni cosa umana ha un inizio e una fine, altrettanto vero che in natura Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ed è per questo secondo postulato attribuito a Antoine-Laurent de Lavoisier che dalla palazzina comunale posta a lato del cinema, la biblioteca si sposta presso una saletta della scuola elementare non trovando più quella dinamicità che gli era stata riconosciuta.

Passato qualche anno si rese necessario un trasloco ed è così che alcuni locali posti all’interno della scuola media del capoluogo dettero ospitalità a tutti i libri e materiali, prima destinati a Ca’de’ Fabbri, fino al 23 gennaio 2016, giorno in cui è stata inaugurata la nuova biblioteca in piazza Carlo Alberto Della Chiesa.

A Ca’ de’ Fabbri dal 23 aprile 2020, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, una postazione di Bookcrossing fu ospitata all’interno di un negozio di abbigliamento per bambini.

Il prestito di libri tornò quindi per un breve periodo a Ca’de’Fabbri.  

Sta ora ai cittadini ridisegnare simile opportunità, magari specializzandosi in cinema.