L’ambiguità della parità

Così  come per altre celebrazioni, non mi uniró al coro dei finti femministi per un giorno. L’8 marzo assistiamo a tante manifestazioni in onore della donna che, ahimè, cade nella trappola di una falsa partecipazione alla loro condizione di sfruttamento, senza cogliere il fatto di essere sempre più compromesse con un sistema che vede in loro lo strumento perfetto per perpetuare politiche che accrescono le disuguaglianze e che vengono usate come paravento per difendere quello stesso sistema moltiplicatore di ingiustizie sociali che intendono combattere. Nel saggio Femminismo per il 99%. (un manifesto), le tre autrici C. Arruzza, T. Bhattacharya e Nancy Fraser hanno giustamente osservato come

I media “mainstream” continuano a diffondere l’equazione tra femminismo e femminismo liberale. Lungi dal fornire una soluzione, il femminismo liberale ė parte del problema. […] Nonostante condanni la “discriminazione” e difenda la “libertà di scelta”, il femminismo liberale ė fermo nel suo rifiuto di prendere in considerazione quei vincoli socioeconomici che rendono libertà ed “empowerment” impossibili per la vasta maggiofanza delle donne. Il suo vero scopo non è l’eguaglianza, ma la meritocrazia. (1)

Appare sempre più chiaro a tanti l’equivoco generato dalla prospettiva di una falsa parità in nome della quale si tacciono i comportamenti delle donne che hanno raggiunto posizioni apicali nella società e che perpetuano la concezione maschile e maschilista dominante.

Stare a questo gioco, purtroppo, non aiuta le donne del Nord del mondo e dei paesi sviluppati a smascherare un’ideologia sempre più palesemente volta a favorire non l’uguaglianza o la parità in nome di una società più giusta ma la logica della moltiplicazione dei profitti cui le donne si allineano senza, forse, rendersene conto.

  1. C. Arruzza, T. Bhattacharya e Nancy Fraser, Femminismo per il 99%. Un manifesto, Laterza, 2019, p.14